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Santità
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Con la parola mwcqsantità si intende generalmente una condizione di vita ritenuta come il punto d'arrivo di un mwcgcammino interiore e spirituale, secondo il punto di vista di una mwcwreligione specifica, o di un sistema di valori morali.
Anche se riferita ad un modello particolare di condotta, ovvero ad un concetto di perfezione e di realizzazione dell'mwdquomo che dipende dai contenuti dottrinali di ogni singola religione, nella valutazione della santità di una persona si pone quasi esclusivamente in rilievo il suo operato e il suo atteggiamento pratico:
«Un santo può essere pieno delle più assurde superstizioni, o invece può essere un filosofo: non importa. Solo il suo agire lo qualifica come santo.»
Contents
• Note
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La santità nel Cristianesimo
Per il mwfwCristianesimo il modello di riferimento è mwgaGesù Cristo, per cui la santità corrisponde nell'avvicinarsi il più possibile all'mwgqesperienza di mwggvita, mwgwinteriore, mwhareligiosa e mwhqmorale, di Gesù Cristo.
Nella mwhwtradizione cristiana si è espresso questa santità in maniere diverse:
• mwigSequela di Cristo: è lo stesso Gesù che predica questo concetto.
• mwjamwjqImitazione di Cristo, in voga al tempo della mwjgmwjwdevotio moderna.
• mwkqAbbracciare la croce insieme a Cristo.
• mwkwVita in Cristo, soprattutto nell'ambito dell'Oriente cristiano; fondamentale a questo proposito è l'opera omonima di mwlaNicola Cabasila.
La santità in filosofia
Per mwlwKant, che appartiene a una concezione religiosa di stampo sostanzialmente mwmadeista, derivata dal mwmqpietismo, la santità si raggiunge con il progressivo adeguamento della nostra mwmgvolontà ai dettami dell'mwmwimperativo categorico, che consistono in richieste assolute e incondizionate, necessarie e giustificate come un fine in se stesso, tali da denotare la loro autorità universalmente, in qualsiasi circostanza. Un esempio di formulazione è il seguente:
• mwngAgisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di legislazione universale.cite-ref-ellington-2-0[2]
Kant cercò di esplicitare i comandi dell'imperativo categorico in altre forme, in modo da evidenziare l'esclusione di secondi fini in tutto ciò che si fa, ad esempio:
• mwpgAgisci in modo da trattare l'umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo anche come un fine, e mai unicamente come un mezzo.cite-ref-ellington-2-1[2]
Soggiacendo così a principi universali, l'mwraio diventa il protagonista del mwrqRegno dei Fini, cioè del mondo sovrasensibile, dove ogni persona è il fine delle azioni degli altri. La mwrgvirtù consiste in questo sforzo di soggiacervi, sebbene non si tratti di un'imposizione che viene dall'esterno, perché è un comando che la mwrwragione stessa dell'uomo si dà. Nel conformarsi all'imperativo universale categorico, dunque, l'uomo vive la dimensione della libertà, che si manifesta nell'obbedienza alla legge morale che lui stesso si è dato.
Mentre infatti nel mondo naturale della mwsqpura ragione egli è vincolato dalle leggi mwsgfenomeniche di causa-effetto, in quanto creatura razionale appartiene anche al cosiddetto mwswnoumeno, cioè il mondo com'è in sé indipendentemente dalle nostre sensazioni o dai nostri legami conoscitivi: in questo mondo la ragion pratica non è vincolata che da se stessa.
A causa però dell'impossibilità di raggiungere il mwtqRegno dei Fini con le sole nostre forze, è necessario un «completamento soprannaturale» tramite la mwtggrazia divina. Kant introduce a questo proposito il concetto di mwtwmwuamale radicale, ossia un'inclinazione e una tendenza congenita al mwuqmale, che non può essere né distrutta né estirpata, ma che fa parte della natura umana.
Ciò nonostante, l'uomo ha il dovere di realizzare la "perfezione morale" tendendo a mwuwDio, perché l'uomo santo «è il solo gradevole a Dio».cite-ref-3[3] Sebbene Dio farà in modo che si realizzi il suo regno anche sulla terra, «non è permesso all'uomo di restare inattivo e di lasciar fare alla mwwaProvvidenza [...]. Il compito degli mwwquomini di buona volontà è "che venga il regno di Dio e sia fatta la sua volontà sulla terra"».cite-ref-4[4]
Note
cite-note-11. ↑ Cit. in mwzaSämtliche Werke, a cura di A. Hübscher, vol. I, p. 521, Cotta-Insel, Stuttgart-Frankfurt, 1960-1964.
cite-note-ellington-22. ↑ mwagmwawImmanuel Kant, tradotto da James W. Ellington [1785], mwbaGrounding for the Metaphysics of Morals 3rd ed., Hackett, 1993, p.mwbq 30, mwbgISBNmwbw 0-87220-166-X.
cite-note-33. ↑ Kant, mwdgLa religione nei limiti della sola ragione, 1794.
cite-note-44. ↑ Kant, mwegOpus Postumum [=OP], trad. it. a cura di V. Mathieu, Laterza, 1984, pp. 107-109.
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikizionario
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «santità»
Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiaSofia Boesch Gajano, La santità, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• mwhwEnciclopedia dei Santi e Beati, su santiebeati.it.